Le funzioni del DS Documento di cui ho parlato in sincrono il giorno 7/11/2011
Una missione, una visione
  • DS deve avere un'idea sufficientemente chiara di ciò che lo attende: mission
  • DS lavoro di indirizzo deve essere chiara la direzione
  • trovare soluzioni a situazioni che non ne hanno uno predefinita, risolvere problemi senza allontanarsi dalla rotta stabilita: vision
  • Modello prefettizio: ('800 derivazione napoleonica) autorità massima e indiscussa, in IT con Gentile, autorità del preside amplissima ed autoritaria ed indirizzata ad una certa ideologia, molto discrezionale con norme non scritte, nominato dal ministro, normalmente in età. Non tutto negativo in quanto ha permesso di formare l'elite che ha guidato IT nel dopo guerra.
  • L'uomo di cultura: pluralismo opzioni ideologiche (?) così non fu e si continuò per anni con lo stesso unico pensiero pedagogico. Tutto rimase invariato mentre il contesto cambiava. Preside sempre di autorità ma assunto per concorso ma con margini discrezionali delle commissioni molto ampio desunti dai rapporti informativi dei presidi. Modello pedagogico vivente, di cultura, severo ma paterno, moderatore e arbitro ('50-'60 soprattutto nei licei). Nei tecnici soprattutto presidi di cultura tecnica in scuole già autonome. Più pluralità di vedute pedagogiche e maggiori interventi di carattere amministrativo. Preside: unico interprete norme poco formalizzate 2-decisore inappellabile 3-potere disciplinare assoluto 4-vigilanza didattica sui docenti 5-prestigio di uomo di cultura.
  • Il mediatore: espansione della frequenza scolastica: messa in discussione del principio di autorità della scuola ('68), vecchie regole non più rispettate senza avere quelle nuove.Decreti Delegati '73, stato giuridico del personale e OO.CC.tante circolari per mantenere il controllo del sistema ma senza dare sostanziale autonomia. Finita discrezionalità ed inefficace per le tante procedure. Messa in discussione della cultura umanistica. Preside diventa primus inter pares, più mediatore che negozia con pluralità di soggetti, tanti che partecipano, nessuno che decide. Richiesta di preside elettivo. Tanti si ritirarono e scuole rimasero senza guida ('70) Nascono i presidi incaricati. Prendono servizio presidi giovani più vicini alle esigenze della contestazione giovanile (diventano presidi nel 79 primi concorsi)
  • Profeta disarmato: ricostruire la scuola dopo contestazione con vuoti di organico fra docenti ('74-'82 concorsi). Anni '80 rinnovamento curricolare su spinte sperimentali della didattica dopo '68, fino ai Brocca. Rimettere ordine nella organizzazione. DD incapaci di produrre effetti soprattutto per incompetenza funzionale dei membri. Presidi capaci di muoversi tra i cavilli con rispetto formale con norme non sempre razionali e capaci di raggiungere obiettivi nel sistema istruzione. (in teoria). Amministrazione investe in queste persone con formazione specifica recuperare anche motivazione dei docenti con cultura dll'organizzazione: Mission: modernizzare e riorganizzare la scuola, operazione "quasi" riuscita per funzionamento quasi ordinato e più disteso. Fallito invece il riordinamento curricolare e didattico. Brocca ha avuto resistenze e problemi di organico, anche Tangentopoli ha influito con l'arrestarsi delle riforme per discredito. Privatizzazione del rapporto di lavoro trasferimento dallo Stato ai poteri sindacali. Migliori contratti ma poca efficienza con OO.CC. che decide su materie più per autotutela che per autogoverno professionale. Rinnovamento illusorio. Non erano sbagliati i fini ma i mezzi.
  • L'ultima metamorfosi: ripensamento delle regole generali di funzionamento delle scuole e sistemi di governo da assegnare. Funzione rinnovata della funzione della scuola come pubblico servizio , proposta formativa diritto-dovere di cittadinanza -dovere offerta, diritto alla domanda -
  • Profilo complesso: 1- relazione e comunicazione, filtrare richieste provenienti dal territorio e trasmettere all'esterno il senso delle scelte, governo interno all'istituzione scolastica, sinergie di finalità individuali. 2-garanzia, giuridico formale: rispetto degli impegni che lo Stato assume verso i cittadini, comportamenti dei cittadini che a lui fanno riferimento siano in linea con le norme dello Stato. Garanzia libertà insegnamento, libertà di apprendimento, scelta educativa per i genitori 3- Gestionale organizzativa: utilizzo risorse a disposizione, finanziarie, strumentali, umane. Titolarità azione negoziale, relazioni di lavoro, sindacali (leadership ambito scolastico vs quello manageriale aziendale) Ma la figura è intrinsecamente multiforme con la scuola dell'autonomia. Il DS deve ricoprire tutti questi ruoli per raggiungere gli obiettivi e la missione sociale e civile.


Il sunto che propongo fa riferimento al testo Dal preside al dirigente di R. Drago, inserito in Dirigenti per la scuola, Bertagna.
Il sunto è solo una parte del testo, dato che il resto del testo trova riassunti nella proposta di Emanuela, anche se il testo originario non è lo stesso.
Allego anche un file excel, elaborato di mio pugno (o dovrei dire trackpad), estrapolato dai punti (e sottopunti impliciti) che Drago indica nel suo saggio riguardo la "professionalità dirigenziale".
I punteggi che trovate indicati nel file sono puramente indicativi, ho solo voluto dare una quantificazione a ciò che - pare - ci si aspetta si sappia fare da DS. Il file vale come autovalutazione diagnostica e, chissà, prognostica e in itinere per i prossimi anni.
Ecco infine il sunto:

R. Drago nel saggio inserito in “Dirigenti per le scuole” (Bertagna), propone diversi spunti critici per la “dirigenza scolastica”.

Innanzitutto parla di standard dei dirigenti scolastici, partendo dell’assunto che la qualità dell’apprendimento, secondo gli studi, sarebbe direttamente correlata alla qualità dell’insegnamento, e la qualità dell’insegnamento direttamente correlata alla qualità della leadership o dirigenza.

In quest’ottica gli standard servono a definire le aspettative chiare per i docenti nei momenti strategici della propria professione; ad aiutare i docenti a pianificare e monitorare il proprio sviluppo e la propria formazione; a garantire che in ogni momento ci sia al centro dell’attenzione il miglioramento dei risultati degli studenti e della qualità della formazione.

Gli standard definiscono conoscenze, abilità e qualità professionali necessarie per svolgere il proprio ruolo; pongono in evidenza le priorità in particolare a sostegno dei processi educativi (Drago sottolinea spesso le competenze linguistiche di base, le competenze numeriche e quelle tecnologiche per l’informazione e la comunicazione); essi intendono sostenere lo sviluppo e la progressione di carriera.

Secondo Drago gli standard sono articolati in 5 parti:

a. finalità primaria del ruolo dirigente

b. risultati chiave della dirigenza scolastica

c. conoscenze professionali

d. abilità e qualità

e. aree chiave della dirigenza
Drago passa poi a esaminare in dettaglio ciascuno dei singoli punti.
Ritengo utile proporre delle schede sintetiche, anche al fine di utilizzare le schede medesime in forme di autovalutazione di istituto nel futuro.


"Il taglio giuridico" - Sotto trovate il contenuto di alcune slide di Sergio Auriemma (Intervento a Napoli del 12/11/2011)

le attribuzioni di competenza del dirigente scolastico implicano:

  • un reticolo normativo pulviscolare e stratificato
  • la quasi costante l’interrelazione con una o più decisioni di organo collegiale
  • la funzione di “attuare la gestione” su due piani aventi valenza giuridica (in relazione ai compiti istituzionali affidati alle scuole): educativo-didattico ed amministrativo-contabile-patrimoniale

Atti espressivi del “potere di organizzazione” - due tipologie : artt 2 e 5 d. lgs. 165/2001
atti amministrativi cd. “presupposti” = hanno natura pubblicistica-autoritativa (sono atti o provvedimenti amministrativi) - incidono su posizioni soggettive cosiddette di “interesse legittimo” – possono essere viziati da violazione di legge, incompetenza, eccesso di potere.
atti gestionali o datoriali = costituiscono esercizio di poteri che il codice civile (artt. 2086, 2094 e 2104 c.c.) conferisce anche ai datori di lavoro privati – incidono su posizioni di “diritto soggettivo” - possono essere viziati da violazione di legge o di regole di correttezza e buona fede declinabili in relazione ai singoli settori della PA.

i “vincoli giuridici” all’azione sono:

  • principio di responsabilità (art. 28 Cost.) = il funzionario risponde in caso di violazione di legge
  • principio di legalità (art. 97 Cost.) = gli atti devono avere conformità formale e sostanziale alla legge
  • principio di imparzialità e buon andamento (art. 97 Cost.) = divieto di discriminazioni, obbligo di far prevalere l’interesse pubblico se necessario e dopo valutazione di tutti gli interessi coinvolti (anche privati), efficacia ed efficienza formative
  • principio di finalizzazione = le attività, di diritto pubblico o di diritto privato, devono essere indirizzate al soddisfacimento di interessi collettivi la cui cura è istituzionalmente affidata al settore (istruzione)

L’esercizio della “discrezionalità”
la discrezionalità amministrativa consiste nella scelta tra opzioni in astratto tutte consentite dalla legge, la scelta è effettuata sulla base di:

  • valutazione dei fini da perseguire; apprestamento dei mezzi necessari; individuazione di priorità; attività istruttorie svolte al riguardo; criteri fissati tramite autonome autoregolazioni. la scelta deve essere adeguatamente “motivata”.

Gli “atti negoziali” espressivi di autonomia privatistica
art. 1, comma 1 bis, della legge n. 241/1990
  • “codificazione” della capacità negoziale della PA: La pubblica amministrazione, nell'adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente

art. 1322 del codice civile: Autonomia contrattuale

  • Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge
  • Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico
  • Il giudizio di meritevolezza degli interessi consiste nella possibile verifica, da parte del giudice, sulla liceità della causa o scopo oggettivo cui tende il contratto, cioè del programma negoziale concretamente costruito e voluto dalle parti contraenti

“eterointegrazione” dello statuto negoziale
-art. 1175 codice civile Comportamento secondo correttezza
Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza
-art. 1374 codice civile Integrazione del contratto
Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l'equità

art. 1375 codice civile Esecuzione di buona fede
Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede
Quindi giuridicamente opera, anche se non è espressa, una clausola generale di buona fede e correttezza

gli atti “tipizzati” di settore

in ciascun settore della pubblica amministrazione gli atti adottabili possono avere una loro caratterizzazione tipica (es : negli enti locali si adottano “determinazioni” dirigenziali : vedi art. 183, comma 9, d.lgs. 267/2000).
Nel comparto scolastico varie norme prevedono l’adozione di atti “tipizzati” (ad es. il POF) secondo specifiche e regolate procedure.

Gli strumenti giuridici per la gestione:

atti amministrativi (POF, Regolamenti)
Direttive
Deliberazioni collegiali (carta dei servizi, programma finanziario annuale)
Rapporti con soggetti terzi
Atti datoriali (pianificazioni attività, contratto integrativo di istituto)
Deleghe compiti specifici (piano della performance)


Il taglio "pedagogico" - Maurizio Muraglia, Intervento del 12/11/2011 a Napoli

La cassetta degli attrezzi per governare la “Qualità dei processi formativi”

In base al DLGS 165/2001 -ART.25
Comma 3. Il Dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi.

QUESTIONI DI QUALITA’
1. attuazione dei processi formativi (oo.cc.)
quali indicatori?
quali descrittori?

2. progettazione dei processi formativi:

•quale competenza psicopedagogica? (d.s. e oo.cc.)
•quali norme?

3. promozione degli interventi (d.s.):

•quali risorse umane?
•quali modelli organizzativi?
•quali stili di leadership?


LA “QUALITA’ INTRINSECA” DEL SERVIZIO

“Il rinnovato, acuto interesse delle diverse componenti sociali per la qualità della scuola è tutto concentrato sui dati di apprendimento e di riuscita effettiva degli alunni. Ma la scuola deve impegnarsi - essere affidabile, rendicontabile,
responsabile - su ciò che può mantenere. Non sugli apprendimenti, che dipendono da fattori che non controlla; ma sulla “qualità intrinseca” del
servizio offerto alla fruizione degli alunni.
Progettata e tenuta sotto controllo con indicatori […] (P. Romei 1995).
SISTEMA DEGLI INDICATORI DELLA “QUALITA’ INTRINSECA DEL SERVIZIO”
  • QUALITA’ DEL CONTESTO
La qualità è contestuale! E’ importante chiedersi cosa è la qualità in un dato contesto.
  • QUALITA’ DELL’INPUT
  • QUALITA’ DEI PROCESSI FORMATIVI
Definire gli interventi per la qualità dei processi formativi implica la COLLEGIALITA’.
Il d.s. deve mantenere anche una competenza pedagogico –istituzionale per entrare nel merito tecnico della didattica.
  • QUALITA’ DELL’OUTPUT (abbandoni, risultati, ecc.)

INTERVENTI PER LA QUALITA’
La cornice è data dalle norme:

1. DPR 275/1999 (Regolamento autonomia) art. 8 parla di “Curricolo”
2. CCNL docenti 2006-2009 (artt. 26-27)
3. Raccomandazione Parlamento europeo 18 dicembre 2006 (competenze chiave di cittadinanza) che introduce il Long Life Learning, ciò implica individuare grandi competenze che possano rimanere quando tutto si è dimenticato, realizzare un apprendimento radicato, definire setting operativi.

Vedere gli Indirizzi per il curricolo del 31/07/2007. Garantire il successo formativo implica costruire curriculi. Il curricolo parte dalle esigenze formative degli alunni concretamente rilevate e bisogna definire “Quali dispositivi per la rilevazione?”

LA PROGETTAZIONE COLLEGIALE DEL CURRICOLO DI SCUOLA

LA COMPETENZA PEDAGOGICO-ISTITUZIONALE DEL D.S.
Deve avere padronanza di queste questioni:

1.PROGRAMMA E CURRICOLO: tensione concettuale
2.AMBIENTE DI APPRENDIMENTO
Dimensione culturale ed epistemologica: quale sapere?
Dimensione metodologica: quale mediazione didattica?
Dimensione relazionale: quale contesto educativo?
3. La COMPETENZA come orizzonte del curricolo: APPRENDIMENTO DI SECONDO LIVELLO
4. La formatività della VALUTAZIONE

La scuola ha un compito di mediazione tra la cultura e i ragazzi, il sapere della scuola non è il sapere accademico “sapere sapiente”, bisogna individuare quali saperi intercettano i bisogni degli studenti, individuare degli oggetti insegnabili che diventano significativi, non parliamo di “contenuti scolastici” ma di “processi”.
La costruzione di un curricolo verticale è una questione complessa, un cantiere aperto. Il discorso si snoda intorno a 3 dimensioni: saperi-metodi- relazioni. Bisogna ricordare che la competenza è difficile da misurare e che l’espressione “valutazione oggettiva” è un ossimoro o meglio nello scritto si può dire “è un’espressione che presenta delle criticità”. La valutazione deve essere formativa, narrativa, descrittiva, deve incoraggiare. La valutazione distingue tra apprendimenti che sono invisibili e prestazioni che sono visibili quindi osservabili e misurabili. Il docente si pone tra gli apprendimenti e le prestazioni. Si valutano gli apprendimenti, si misurano le prestazioni.


3. PROMOZIONE DEGLI INTERVENTI

  • MORAL SUASION, SENSIBILIZZAZIONE, DOCUMENTAZIONE
  • INDIVIDUAZIONE, IN SINERGIA COL COLLEGIO DOCENTI, DI FIGURE DI COORDINAMENTO
  • CONTRATTAZIONE AD HOC
  • COINVOLGIMENTO ALTRE COMPONENTI, ANCHE ESTERNE
  • STESURA DI UN P.A.A. FUNZIONALE ALLA COSTRUZIONE E MANUTENZIONE DEL CURRICOLO
  • PREDISPOSIZIONE DI INCONTRI CON LE FIGURE DI COORDINAMENTO
  • MECCANISMI DI MONITORAGGIO